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NEISU (Congo):
L'avventura di un ospedale nato dal nulla.

Proprio all'equatore su
un vasta pianura tra la savana erbosa e la foresta tropicale
c'è una missione di nome Neisu. Molto popolata ed estesa
(5500 kmq) è abitata soprattutto dai Mangbetu, una
tribù fiera e bellicosa che nel passato, era riuscita
ad imporsi sulle altre non solo con la forza delle armi, ma
anche con la sua cultura ed originalità.
Dal 1980 sono arrivati tra quella popolazione i missionari
delle Consolata. Con loro un lavoro metodico e paziente, sono
riusciti a collegare gli altri villaggi della zona, facendone
una unica, anche se multiforme, parrocchia.
Padre Oscar Goapper, un missionario argentino, giunge alla
missione nell'agosto del 1982. Inizia con lui l'avventura
dell'ospedale.
Così racconta:
"La vigilia
di natale del 1983 stavo confessando, quando mi chiamarono
per una bambina ormai in fin di vita. La battezzai con il
nome di Elikya, che significa speranza , e mi chiesi perché
la gente dovesse morire così.
Tutte le settimane c'erano bambini e adulti morivano troppo
in fretta, perché le 60.000 persone della nostra vasta
nissione non avevano una struttura sanitaria.
Da 25 anni non sapevano che cosa fosse una vaccinazione e
per far fronte alle malattie più comuni si ricorreva
alla medicina tradizionale.
Ne parlai con il vescovo che subito mi inviò ad occuparmi
della sanità e mi mise in contatto con il medico responsabile
dell'ospedale diocesano di Isiro.
Per perfezionare le mie conoscenze iniziai a studiare medicina
a 37 anni dopo aver cercato invano volontari laici missionari.
Con la gente abbiamo demolito alcune vecchie case del tempo
coloniale e trasportando i mattoni sulla testa abbiamo costruito
prima la sala operatoria e la prima maternità.
Adesso quella piccola costruzione di quattro stanze è
diventata un'ospedale con 125 letti.
Tutto è stato fatto senza l'aiuto dello stato; per
questo io lo chiamo "l'ospedale degli amici"
perché quello che è stato realizzato è
frutto della generosità e collaborazione di tantissimi
amici, e sono loro che ci aiutano a farlo andare avanti".
"Molti mi chiedono se, facendo il medico ho ancora il
tempo per evangelizzare, visto che sono anche missionario.
Beh!, io sono a contatto con la gente dalle otto del mattino
sino alle sei di sera; molte volte mi alzo di notte per fare
un taglio cesareo o operare un ernia strozzata. Ho visto tanta
gente convertirsi al Vangelo uscendo dall'ospedale; non perché
io abbia detto a qualcuno: "Fatti cristiano!", ma
per la nostra testimonianza di accoglienza e dedizione, che
non guarda in faccia nè al colore, nè alla tribù,
nè alla fede dei malati, ma solo al loro bisogno. D'altra
parte io non capirei il mio essere se non attraverso il mio
essere prete: sono le stesse mie mani che benedicono e curano.
Certo, è una cosa grande battezzare un bambino, dargli
la vita della grazia, ma è altrettanto commovente ascoltare
una mamma che, mettendoti nelle braccia un bambino ti dice:
"E' tuo, tu lo hai fatto nascere" e i primi bambini
che ho aiutato a nascere con il taglio cesareo li vedo già
andare a scuola e qualcuno di loro si chiama Oscar, proprio
come me.
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È inutile
dire che sono felice di quello che faccio e vorrei che tanti
altri giovani sentissero nel cuore la sfida della missione.
Mi ha fatto male vedere, quando sono stato in Italia, dei
giovani che si uccidono ... Questo mi ha fatto pensare molto:
non basta che le famiglie riempiano le tasche dei giovani
ma occorre che riempiano il loro cuore; e questo lo può
fare solo Gesù Cristo."
P.Oscar Goapper
Il 18 maggio 1999 padre
Oscar dopo una brevissima malattia moriva a Neisu e veniva
sepolto nel giardino dell'ospedale tra i suoi Mangbetu.

Per conoscerne
di più:
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